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Dott.
Fabiana Causin:
La tela restringe il campo di questo artista che in certe opere sembra richiamare
lo stile dei muralisti, dei writer da strada con qualche immagine vicina
alla realtà del fumetto, ma che nello stesso tempo non perde il senso
del tradizionale modo di fare pittura. Infatti la formazione di Grego comincia
in maniera del tutto tradizionale, la storia artistica ricorda quella di
molti pittori del passato, quando si usava ancora affiancarsi a un maestro
e la vera scuola era la bottega. […]
Dal punto di vista cromatico la pittura di Tiberio Grego fa coesistere colori
che si bilanciano tra loro, i toni che vanno dal blu all’azzurro s’incastrano,
s’infiltrano nei toni caldi dell’arancio e del giallo e anziché
interagire raffreddandoli, creano un contrasto che li evidenzia, i colori
così giustapposti hanno la capacità di esaltarsi a vicenda,
mantenendo le loro qualità inalterate. […]
Dal punto di vista morfologico emerge la curva, movimenti spiraliformi si
sovrappongono, una massa tentacolare libera, aperta all’interpretazione
più varia che conduce lo spettatore ad avere delle sue opere una
visione sempre difforme[…].
Un gioco ironico quello di Tiberio Grego che ama confondere lo spettatore
che ha l’idea di avere delle coordinate ben precise, ma che in realtà
alla fine si dimostrano elementi svianti. […]
Le sue pitture mostrano degli elementi naturalistici, la chiocciola, un
fiore, una foglia, allo stesso tempo fuorvianti perché disposti in
un contesto onirico, senza tempo e storia. Il sogno è l’evasione,
l’incanto, ma il mondo reale trapela anche nel sogno, si proietta
soprattutto attraverso l’incubo. Lingue fluttuanti emergono da una
intricatissima matassa indecifrabile che impedisce loro di muoversi liberamente.
Dietro al gioco vi è sempre l’aspetto più tetro, dietro
ai colori luminosi e dietro a rassicuranti forme rotonde si nasconde l’aspetto
negativo e castrante di una vita in cui il movimento dell’individuo
viene spesso bloccato, il libero arbitrio viene impedito da forze difficili
da contrastare.
Nelle sue opere c’è il vizio, l’incanto, il sogno, il
viaggio, la sessualità, la vita stessa filtrata da messaggi indecifrabili
e criptici spiega l’inconscio nei suoi meandri più misteriosi.
L’esistenza ci rivela dati non sempre facili da leggere, da comprendere,
ci costringe a convivere con realtà non sempre da noi scelte che,
come una poltiglia magmatica, travolge tutto anche le nostre più
intime e agognate aspirazioni.[…]
Si possono distinguere tre tipologie di opere, anche se in realtà
ognuna ha una propria specificità. La prima, rappresentata da opere
come Onda in cui il movimento è come un torrente in piena, è
una forza che tutto travolge e che non ha ostacoli, è l’orientamento
della sua vita difficile da contrastare. A queste rappresentazioni si affianca
la seconda tipologia di paesaggi stranianti, in cui questa volta l’occhio
vagola alla spasmodica ricerca di un punto focale, foreste dell’inconscio
in cui lo sguardo e la ragione si perdono in uno spazio a-temporale e incantato.
Infine opere come Paternità presentano una religiosità concreta,
l’uomo come un Cristo offre alla nostra vista il suo bambino e con
tele come queste emerge la formazione di Grego come artista che prende la
natura come punto di riferimento, riconducendo l’arte a una forma
di mimesi della realtà.[…]
Atmosfere stranianti di stampo surrealista ricordano attraverso forme fitomorfiche
un mondo che si presenta come un eden primordiale, ma che nasconde un’altra
natura rivelando che dietro alla succosa e apparentemente prelibata mela
rossa si cela un inganno. L’inganno è anche di stampo rappresentativo,
dal momento in cui ogni fruitore ritrova nell’immagine un aspetto
piuttosto che un altro, intriso di una sensualità spesso bagnata
qua e là di una qualche goccia che come lacrima scorre sulla superficie
quasi senza intriderla.
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